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Accusare il colpo

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Ieri una strana giornata.
Iniziata in maniera destabilizzante e finita con chiacchiere amaramente sorprendenti.
Stanotte un sogno, breve improvviso, un fulmine, di quelli da spalancare gli occhi ma complesso, bastardo, che non dimentichi… sensazioni. Sarà preludio di una di Quelle Giornate Infinite, dove succede di tutto…
Mi sveglio prima della sveglia come non succedeva da secoli, nonostante le ore piccole della nottata… Oggi mi aspettan diversi giri, diverse facce da reincontrare alcuni nuovi amici, alcuni vecchi maestri, altre facce che m’ha fatto piacere rivedere in salute, e poi ancora una sorpresa, assoluta, casuale, assurda… Uno dei pochi vantaggi della Metro…
E ancora via, un altro giro, un’altro incrocio di storie, paesi, volti attorno ad una bancone pieno di leccornie, e mille volti amici, mille sorrisi, millemila chiacchiere e gesti che ti mandano il cervello in rallenty…
La pioggia che scende fitta, il palazzo e i balconi troppo corti, i goccioloni che picchiano sulle spalle, le caviglie di jeans zuppe, e le converse nere decisamente inadeguate a questo maggio schizofrenico. (scrivo per immagini, un po’ mi dispiace, vorrei condirle per bene di emozioni e sensazioni, ma non è facile, e la mia passione fotografica forse mi ha condizionato più di quanto pensassi).
Di quelle prelibatezze mi riservo di parlarne un’altra volta…
Questa storia finisce su un mitico pandino che passando da strade mitiche ti schiarisce qualche idea e ti porta verso un altra birra, altre prelibatezze, altri sorrisi e chiacchiere… Non sarà stata una lunga notte, ma di certo è stata una gran giornata…
L’ultimo pensiero torna a quel sogno. E cresce la voglia di far sì che si possa realizzare.

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