Auguri a quelle donne incinte che sognavano un parto in un ospedale pulito, con un dottore a schiaffeggiare il culetto del loro figlio, e un futuro per lui in un paese che non ha il colera e dove vi sia giustizia sociale
Auguri a quelle mamme coi neonati in braccio digiuni da 5 giorni disidratati e ustionati dal sole del mediterraneo che avrebbero voluto chiedere asilo in un paese che ha bisogno dei loro figli per poter aiutare i propri a continuare a crescere
Auguri a quelle mamme che hanno abbandonato i loro figli con la speranza che dopo tanta sofferenza almeno loro abbiano una speranza, di non dover subire pulizie etniche, stupri di guerra, arruolamenti forzati, carestie e piaghe.
Oggi questi figli e queste mamme sono stati rifocillati, sistemati alla bene e meglio, e scortati in un viaggio molto più comodo, in direzione tripoli. Cioè il nostro Stato, ha consegnato migranti richiedenti asilo, innocenti, cittadini, uomini donne bambini, come lo siamo noi, dottori e contadini, rispedendoli alla costa mittente, cioè un altro stato, uno di quei pochi stati ancora al mondo governati da un generale, non un altro paese democratico, uno di quei pochi paesi al mondo che non riconosce la carta internazionale dei diritti dell’uomo.
Noi non possiamo estradare un prigioniero per quanto colpevole in uno stato in cui vi sia la pena di morte. Giusto.
Noi possiamo deportare però persone innocenti e bisognose in uno stato che non riconoscerà i loro diritti di essere umano. Non si può.
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