Avrete potuto apprendere dal TG1 la sconvolgente notizia che Marco travaglio sia stato condannato in 1° grado, dunque nulla di definitivo per mezzo rigo in cui aveva citato il poco On. Previti. 8 mesi che non farà mai in quanto incensurato e 100 euro di multa… e ogni giorno chi fa il giornalista giuridico viene querelato a prescindere dai Baroni del foro, se così posso definirli, per difendersi a prescindere, anche se solo citati. ogni giorno in italian vengon condannate migliaia di persone, sccedono centinaia di fatti rilevanti, eppure il TG1 trovo lo spazio per Travaglio che fa 5 minuti a settimana in tv e non ha trovato lo spazio all’epoca quando fu condannato Bruno Vespa in primo grado con Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai, per avere inventato un complotto nella campagna elettorale del 2001 e aver raccontato che c’erano state riunioni fra politici e l’ex presidente della Rai per fare in modo che Satyricon invitando me e Santoro parlando di Dell’Utri e della mafia facessero uno sgarbo al Cav. Berlusconi.
Era tutto inventato, i testimoni citati hanno smentito, era una bufala di Vespa, una delle tante.
Vespa ha perso la causa, e fu condannato, ma di questo nessuno sa niente… le strumentalizzazioni sono all’ordine del giorno quando chi possiede 3 tv e il 70% dell’editoria Governa e controlla anche le restanti 3 Tv di stato.
Questa è una critica ai nostri sistemi infomativi, corrotti da una condotta rotocalchista, che dell’informazione obbiettiva e imparziale non mantengono nulla, che se vedono studenti in piazza devono necessariamente affibiargli un colore, un moviemnto, un leader, uno scopo altro. che non sanno più intervistare un politico, fare una domanda, obbiettare ad una bugia. se non lasciare spazio libero alle dichiarazioni senza potersi obbiettivamente sbilanciare in una lettura che fondamento di una informazione tradotta per il pubblico.
5 novembre 2008 at 14:10
basta pensare che con berluska al governo le puntata di porta a porta sono praticamente quotidiane.
31 dicembre 2008 at 01:34
SCOPERTI I VINCOLI SEGRETI PER SOCIAL CARD E BONUS DI TREMONTI,CHE NESSUNO SAPEVA E NON ERANO STATI RESI NOTI E CHE SONO:
Tra le condizioni per aver diritto alla card ci sono:
a) non si deve superare complessivamente l’importo di 15.000 euro di valori mobiliari (depositi, titoli ecc.).;
b) non si deve essere proprietari, insieme al coniuge, di più di un immobile con quota maggiore al 25%. La quota di proprietà dei due coniugi deve essere sommata (es. marito 15%, moglie 15%, totale 30%: non si ha diritto alla card); tra questi immobili rientrano anche le pertinenze delle abitazioni principali (garage-box);
c) I soggetti interessati, quale prima condizione per avere diritto alla card, non devono avere un ISEE superiore ai 6.000 euro, (un valore realmente troppo basso) e non devono avere un reddito complessivo superiore a 6.000 o 8.000 euro (dipende se sono under o over 70).
Per quanto riguarda il bonus alle famiglie ci sono alcune considerazioni e domande da fare:
a) perchè non si prende come riferimento l’Isee che indica la situazione economica delle famiglie?
b) a differenza della card, i valori mobiliari qui non c’entrano, quindi anche chi ha depositi per centinaia e migliaia di euro può avere diritto al bonus;
c) se i componenti del nucleo, richiedente compreso, non possiedono alcun reddito o possiedono redditi esenti da irpef (esempio solo pensione sociale oppure rendita Inail) non hanno diritto al bonus. Ma in realtà sono coloro che effettivamente sono i più svantaggiati:
d) se all’interno del nucleo familiare c’è un componente fiscalmente a carico, che ha una Partita IVA aperta, il nucleo perde il beneficio. Anche se non fatto alcun movimento ed ha un reddito pari a zero!
1 gennaio 2009 at 23:52
Gli eroi d’Italia, che nessuno vuole vedere
Sono Riccardo Romandini e vorrei porre alla vostra attenzione, un altro caso riguardante il problema dell’occupazione in Italia, in particolare di una certa categoria, quella dei quarantenni.
Come molti sicuramente sapranno oggi in Italia la maggior parte delle persone che rimangono disoccupate, superate la soglia dei 40 anni sono tenuti fuori dal mercato del lavoro, perché non conviene a chi li assume, non vi sono incentivi per chi li assume, poiché esistono attualmente delle leggi che favoriscono l’assunzione di persone in età giovanile, con varie tipologie di contratti convenienti per i datori di lavoro e non ci sono invece, per quelli in età avanzata..
Ma se una persona dovesse mai perdere il lavoro in Italia dopo i 40 anni, quale legge interverrebbe a suo favore? Quali potrebbero essere attualmente le sue possibilità concrete di reinserimento?
Vi pongo una riflessione:
Perché dopo i 40 anni si è considerati troppo vecchi per accedere nel mondo del lavoro e non lo si è per stare in Parlamento?
Sappiamo tutti che in Parlamento vi sono persone che hanno superato anche i 90 anni e che continuano ad occupare posti, che potrebbero lasciare ai più giovani.
Ma non dovrebbero andare in pensione anche loro a 65 anni?
Il paradosso che esiste in Italia è che es: per accedere al Senato bisogna avere come requisito superato i 40 anni di età, mentre se vuoi accedere a 40 anni nel mondo del lavoro sei considerato troppo vecchio, per cui i requisiti, che per accedere al Senato sono determinanti, fuori da esso sortiscono l’effetto opposto. Come si può spiegare questo agli italiani?
Perché per quelle persone che sono fuori dal Parlamento non c’è una legge che li aiuta ad esseri reinseriti e visti nel mercato del lavoro come una risorsa e non come un costo?
Io svolgo l’attività di psicologo come tirocinante da circa due anni, senza alcuna retribuzione, ovviamente, dal momento che rispetto agli altri paesi europei, l’Italia è rimasto l’unico paese in cui i tirocinanti non vengono pagati, neanche del rimborso spese.
Vi porto il mio caso come esempio e come occasione di riflessione, oltre a quello che fin’ora le ho scritto, si capisce come non solo vi è solo un problema relativo ad una carenza di leggi garantiste in merito, ma anche in relazione al criterio del “merito”. Vedi Min. Brunetta.
Cito contestualmente una frase di un noto psicologo contemporaneo “Pierrè Dacò”, che sostiene:
“Non si attribuisce il merito a qualcuno per aiutarlo a diventare ciò che è, ma per costringerlo a diventare ciò che noi vogliamo, che esso sia”.
Questo per dire che oggi se meritiamo e otteniamo riconoscimenti, è solo perché facciamo cose che corrispondono alla volontà degli altri e non per fatti valutati secondo criteri oggettivi e tangibili.
Tutto questo diventa fonte di ingiustizia e discriminazione. Crea inoltre un circolo vizioso, limitando la libera espressione dei talenti delle persone e conducono tutti a comportarsi come burattini, senza identità e dignità, dove tutti si fanno del male a vicenda e dove l’unico vincitore è l’inganno e l’unico sconfitto è la giustizia.
Ma voglio arrivare al nocciolo della questione, dicendo che nei numerosi Centri di psicologia in cui sono stato a lavorare: Centri Diurni, Consultori, Ospedali, la maggior parte dei pazienti ricoverati o in visita, non hanno un lavoro, e non solo perché si possa attribuire loro una certa predisposizione, ma perché fondamentale per l’insorgenza della malattia è stato la mancanza di lavoro o la perdita del lavoro, o l’impossibilità di trovarne un altro o in altri casi il maltrattamento sul lavoro, che li ha portati alla malattia.
Inoltre la maggior parte superano i 40 anni di età ed hanno un livello di scolarizzazione medio basso, quasi tutti con la sola licenza media.
Sono privi quindi anche degli strumenti come l’elevata cultura, per poter rimanere inseriti e competitivi nel mondo lavorativo di oggi.
Ma allora chi decide che queste persone meritano di essere come sono? A chi si dovrebbe attribuire la responsabilità della loro condizione?
Chi in questi casi dovrebbe essere giudicato responsabile di inefficienza?
Le persone che non hanno aiuti da nessuno o quelli preposte ai loro aiuti?
Queste persone non risolvono il loro problema con l’invalidità civile di 250 euro mensili, ma con la garanzia di un inserimento nel lavoro più dignitoso e decoroso, vogliono solo sentirsi utili, rispettati, considerati, rivogliono la loro dignità di persona.
Questi, sono i nuovi eroi d’Italia, che nessuno vuole vedere, Italiani che soffrono in silenzio, anche padri di famiglia, che non hanno voce in capitolo perché non contano, non hanno lavoro, soldi, rispetto, considerazione, perché subiscono l’indifferenza di tutti.
Vedo queste persone tutti i giorni e la percezione che si avverte in loro e quella della solitudine, dell’abbandono dagli altri e dalle istituzioni.
Questi dati statistici che riporto sono preoccupanti, perché se non vengono presi provvedimenti ed interventi adeguati per questa categoria di persone, lo Stato dimostrerà di aver fallito nel garantire ai suoi cittadini i principi fondamentali della Costituzione: diritto al lavoro, istruzione, casa, libertà e giustizia e un domani si ritroverà a pagare un prezzo troppo alto a cui non riuscirà a trovare rimedio.
Siamo pervasi da un modello politico economico di tipo capitalistico e individualista, troppo marcato e portato all’eccesso, molto vicino al modello americano,
Ma qui non siamo in America, siamo in Italia, questo modello qui non regge, non ci appartiene nel nostro DNA culturale.
Non c’è interesse per il sociale, perché investire nel sociale non porta profitti, ma solo un cieco non riesce a vedere che tutto questo ricadrà sullo Stato come un boomerang, che si trasformerà in disgregazione sociale incontrollata, aumento della criminalità e “anomia” mancanza del rispetto delle norme e delle regole e tutto ciò che ci può essere di peggio e di negativo per il rispetto dei diritti dei cittadini e per l’immagine negativa che una Stato potrebbe trasmettere nei confronti degli altri Paesi europei.
Riccardo Romandini